Economia: Manifatturiero in tenuta, ma congiuntura debole
30 Mag 2024

Economia: Manifatturiero in tenuta, ma congiuntura debole

Segnali positivi sul passo congiunturale convivono con un confronto su base annua ancora sfavorevole. In recupero l’industria dei metalli, segno di una possibile ripartenza della domanda di input a supporto dei vari settori.

Congiuntura manifatturiero treviso 2024

A livello regionale, la variazione tendenziale della produzione manifatturiera (I trimestre 2024 su stesso trimestre dell’anno precedente) risulta del -2,4%: in linea, come verso, con il dato nazionale Istat (-3,5%), seppure con una contrazione meno intensa.

Un dato atteso, secondo il report diramato dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Treviso – Belluno, visto che il termine di confronto del dato attuale riguarda la “coda” del periodo di rimbalzo post-Covid (il primo trimestre 2023 è stato l’ultimo trimestre in positivo per la produzione veneta dopo nove trimestri consecutivi).

Così accade per gli ordinativi esteri e dal mercato interno, ancora in negativo, anche se con un ritmo di decrescita più blando rispetto al passato.

Per gli stessi indicatori sono semmai da evidenziare le variazioni congiunturali (rispetto al trimestre precedente) che sono d’intonazione positiva anche se debole: la produzione riguadagna un +1,4%, gli ordini dal mercato nazionale un +2,2%, gli ordini dai mercati esteri un +2,8%.

Il rimbalzo congiunturale positivo si registra principalmente per il settore della gomma plastica (+6,5% la produzione; +10,4% ordini esteri; +6,0% ordini interni) dopo diversi trimestri di sofferenza. Analoga dinamica si riscontra per l’industria dei metalli e lavorazione dei metalli, a conferma che anche in Veneto stanno ripartendo le attività di input trasversali ai vari settori.

La dinamica del manifatturiero trevigiano

L’andamento del manifatturiero trevigiano rispecchia il quadro regionale. Il confronto su base annua è ancora a sfavore, in particolare per produzione e ordinativi esteri (-2,0% la variazione tendenziale per entrambi questi indicatori). Si tratta però di una flessione di minore intensità rispetto ai precedenti trimestri.

D’intonazione positiva, invece, le variazioni congiunturali, per quasi tutti gli indicatori. La produzione recupera il +1,7% sul trimestre precedente, spingendo il grado di utilizzo degli impianti dal 70,9% al 71,7%.

Gli ordinativi dal mercato interno crescono del +1,8%, quelli dai mercati esteri addirittura del +3,9%: con effetto apprezzabile sulla lunghezza del portafoglio ordini che, dopo trimestri di contrazione, torna a salire a 51,5 giorni di produzione assicurata (era a 50,4 giorni lo scorso trimestre).

Solo il fatturato resta sottotono: -0,8% la variazione congiunturale (che diventa del -2,6% per il fatturato estero), +0,9% quella tendenziale (+0,5% per il fatturato estero).

Ma si deve tener presente che questo indicatore è tuttora fortemente condizionato dalla dinamica dei prezzi: dopo trimestri di crescita, anche a due cifre, durante i quali le aziende trasferivano sui prezzi i rincari delle materie prime e dei costi energetici, oggi, in fase di contrazione dell’inflazione, sta accadendo un processo (forse non speculare) di aggiustamento dei listini, più accentuato verso l’estero, laddove necessario per non perdere quote di mercato.

Le previsioni per il prossimo trimestre sembrano trasmettere un cauto ottimismo. Per tutti gli indicatori monitorati (produzione, fatturato, ordini) la maggioranza degli imprenditori trevigiani intervistati scommette per situazioni di aumento, con percentuali di giudizi che si posizionano fra il 41% e il 46% degli intervistati.

A questa categoria di “ottimisti” si affianca un terzo abbondante degli intervistati che prevede invece stazionarietà: in modo più marcato (37%) per la domanda estera, con tutta evidenza ancora esposta ad una serie di rischi geoeconomici e geopolitici.

Non trascurabile quel quinto di imprese del campione che prevede flessione nelle proprie performance (per il fatturato i giudizi di diminuzione interessano il 24% degli intervistati).

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