Prospettive economiche, l’Istat: “Pil in crescita nel 2026”
10 Dic 2025

Prospettive economiche, l’Istat: “Pil in crescita nel 2026”

L’Istituto di ricerca conferma l’aumento previsto nel 2025 e anche per l’anno alle porte (+0,8%). Previsto un incremento della crescita dei consumi privati per la crescita delle retribuzioni e dell’occupazione nonché, nel 2026, da una riduzione della propensione al risparmio e del deflatore della spesa delle famiglie residenti.

Il Pil italiano è atteso in crescita dello 0,5% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, dopo essere aumentato dello 0,7% nel 2024. Lo rileva l’Istat nell’ultima indagine. L’incremento del Pil, nel biennio di previsione, verrebbe sostenuto interamente dalla domanda interna al netto delle scorte (+1,1 punti percentuali il contributo alla crescita in entrambi gli anni), mentre la domanda estera netta fornirebbe un apporto negativo (-0,6 e -0,2 p.p.). Lo scenario previsivo per la domanda estera sconta l’ipotesi di un’attenuazione del clima di incertezza relativo all’indirizzo della politica commerciale statunitense e di una stabilizzazione della domanda internazionale, accompagnata dal proseguimento di una moderazione delle quotazioni delle materie prime energetiche.

Si prevede un incremento della crescita dei consumi privati seppure a ritmi moderati (+0,8% e +0,9% nel 2025 e 2026) a seguito della crescita delle retribuzioni e dell’occupazione nonché, nel 2026, da una riduzione della propensione al risparmio e del deflatore della spesa delle famiglie residenti. L’aumento degli investimenti, in forte accelerazione nel 2025 (+2,8%, dal +0,5% del 2024), proseguirebbe con un certo dinamismo anche nel 2026 (+2,7%), favorito dal completamento delle opere previste dal PNRR.

L’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (ULA), segnerebbe un incremento superiore a quello del Pil (+1,3% nel 2025 e +0,9% nel 2026) accompagnato da un ulteriore calo del tasso di disoccupazione (6,2% nel 2025 e 6,1% nel 2026).

Dopo la discesa dei prezzi nel corso del 2025, nel 2026 ci si attende un ulteriore rallentamento della dinamica inflazionistica, favorito dal calo dei listini dei beni energetici e da una stabilizzazione della crescita della domanda su ritmi moderati. La dinamica del deflatore della spesa delle famiglie residenti nel 2025 sarebbe in linea con tali andamenti (+1,7%), con una nuova riduzione nel 2026 (+1,4%).

Il quadro internazionale

L’economia internazionale, nei primi nove mesi del 2025, ha registrato nel complesso una resilienza superiore alle attese; le più recenti previsioni della Commissione europea prevedono una leggera decelerazione del tasso di crescita del PIL mondiale nel 2025 e 2026 (+3,1% per entrambi gli anni dal +3,3% del 2024), determinata sia dalle principali economie avanzate, sia da quelle emergenti.

Negli Stati Uniti, la prima metà del 2025 è stata caratterizzata dalle ampie oscillazioni delle importazioni. In generale il ciclo economico è stato comunque sostenuto dagli investimenti e dai consumi privati, a loro volta supportati da una crescita del reddito disponibile e dagli effetti favorevoli sulla ricchezza finanziaria. Nella media dell’anno, tuttavia, la dinamica del PIL manifesterebbe una decisa decelerazione (+1,8%, da +2,8% nel 2024), frenata dalla incertezza della politica commerciale, dalla minore crescita della occupazione e dagli effetti del prolungato blocco delle attività dell’amministrazione pubblica. Nel 2026, ci si attende una sostanziale stabilità del tasso di crescita rispetto all’anno precedente (+1,9%): all’’aumento delle tariffe sulle importazioni e alle restrizioni all’immigrazione si contrapporrebbero una politica fiscale e monetaria accomodante, un forte slancio degli investimenti legati all’intelligenza artificiale e un deficit commerciale più contenuto.

Anche per l’area euro ci si attende, tra il 2025 e il 2026, una tenuta del ritmo di espansione dell’attività economica. Nell’anno in corso la performance è stata superiore alle attese, grazie all’aumento delle esportazioni che hanno anticipato gli incrementi tariffari, a più favorevoli condizioni di finanziamento, al ritorno dell’inflazione su ritmi in linea con gli obiettivi della BCE, allo stimolo agli investimenti forniti dai fondi comunitari. In media d’anno, la dinamica del Pil risulterebbe quindi in accelerazione (+1,3 nel 2025, da +0,7%); nel 2026 si determinerebbe invece una sostanziale stabilità nel tasso di crescita rispetto all’anno precedente (+1,2%), caratterizzata da andamenti eterogeni nei principali paesi. La Germania, dopo la modesta crescita del 2025 (+0,2%), registrerebbe nel 2026 un tasso di crescita più sostenuto (+1,2%), grazie a misure espansive di spesa pubblica, in grado di stimolare una crescita dei salari reali, dei consumi e degli investimenti. In Francia si dovrebbe evidenziare un leggero recupero nel 2026 (+0,9% dopo il +0,7% del 2025); l’incertezza economica e politica e il necessario aggiustamento fiscale continuerebbero a pesare sulla domanda interna. In Spagna, infine, la dinamica del Pil, seppure mantenendo tassi di crescita elevati, mostrerebbe una decelerazione (+2,3%, dopo il +2,9% del 2025), con un apporto meno vivace da parte della domanda interna e un contributo leggermente negativo da parte di quella estera.

Tra le economie emergenti, in Cina il 2025 dovrebbe chiudersi con una espansione (+4,8%) vicina al target programmato del 5%, grazie ai sussidi governativi, ai consumi privati e alle esportazioni sostenute dalle spedizioni anticipate verso gli Stati Uniti e alla solida domanda estera proveniente dalle economie dei mercati emergenti. Nel corso del 2026 il ritmo di crescita dovrebbe rallentare gradualmente (+4,6%), in un contesto caratterizzato da una crisi prolungata nel settore immobiliare, da una domanda più fragile delle famiglie e da indicatori del lavoro in calo.

Congiuntura economica negli ultimi mesi del 2025 e previsioni per l’economia italiana

Nel terzo trimestre di quest’anno, il Pil destagionalizzato e corretto per i giorni lavorati ha registrato una leggera crescita su base congiunturale, determinata da un contributo positivo dei consumi finali (+0,1 p.p.), degli investimenti fissi lordi (+0,1 p.p.) e della domanda estera netta (+0,5 p.p.), controbilanciato dall’apporto negativo delle scorte (-0,6 p.p.). La crescita acquisita del 2025 è pari a +0,5%. In espansione, rispetto al trimestre precedente, tutte le componenti della domanda interna (+0,1% i consumi nazionali, +0,6% gli investimenti fissi lordi).

Dal lato dell’offerta, continuano le difficoltà nell’industria (il valore aggiunto ai prezzi base è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente); in leggera flessione sia l’industria senso stretto (-0,3%), sia le costruzioni (-0,2%) mentre tengono i servizi (+0,2%).

A novembre, i segnali provenienti dalle indagini sul clima di fiducia di consumatori e imprese sono contrastanti. La fiducia dei consumatori segnala un deterioramento di tutte le componenti, soprattutto delle attese sulla disoccupazione e delle valutazioni relative al risparmio. Tra le imprese, si segnala un miglioramento per la manifattura, con indicazioni di un rafforzamento relativo alle attese sugli ordini e sulla produzione; in diminuzione, invece, il clima di fiducia nelle costruzioni.  

Nello scenario previsivo, le tensioni determinate dalla politica commerciale statunitense e l’incertezza sugli effetti reali delle imposizioni tariffarie si andrebbero gradualmente ad attenuare. La stabilizzazione della domanda dei principali partner commerciali italiani, la prosecuzione della dinamica di rallentamento dei prezzi favorita dalla debolezza dei corsi delle materie prime costituiscono elementi di supporto alla crescita italiana.

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