Lavoro: oltre 48mila entrate previste in Veneto maggio. In tutta Italia 540mila e 1,7 milioni entro luglio
12 Mag 2026

Lavoro: oltre 48mila entrate previste in Veneto maggio. In tutta Italia 540mila e 1,7 milioni entro luglio

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L’arrivo dell’estate traina la domanda di lavoro del turismo

Sono 544.100, in tutta Italia, le entrate programmate dalle imprese nel mese di maggio, mentre nel trimestre maggio-luglio il fabbisogno complessivo raggiunge 1,7 milioni di contratti. In Veneto, nel mese in corso, le aziende stimano 48mila nuovi ingressi.

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. A livello nazionale, rispetto alle previsioni dello stesso periodo del 2025 si registra una flessione pari a oltre 26mila unità (-4,6%) nel mese e a circa 42mila (-2,4%) nel trimestre. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro resta elevato: a maggio risulta difficile reperire il 42,9% dei profili ricercati, una quota comunque in diminuzione rispetto al 46,6% registrato nel 2025. Le occasioni di lavoro offerte dal settore dei servizi sono 368mila a maggio e 1,2 milioni entro luglio. Le imprese della filiera turistica esprimono la domanda più elevata con 129mila lavoratori ricercati a maggio e 440mila nel trimestre maggio-luglio. Seguono poi commercio (68mila nel mese e 220mila nel trimestre) e i servizi alle persone (57mila nel mese e 196mila nel trimestre).

«I dati – analizza Luca Fraccaro, Presidente di Confapi Treviso confermano ancora una forte difficoltà, da parte delle aziende, nel reperire il personale richiesto. Questo è un tema che deve rappresentare una priorità e le risposte si trovano solo attraverso una condivisione tra tutti gli attori in campo, con l’obbiettivo di favorire percorsi formativi virtuosi che permettano ai giovani di entrare nel mondo del lavoro con le reali competenze richieste dalle imprese. I rapporti a termine sono ancora la parte prevalente; è anche questo un dato che deve farci riflettere. La Marca Trevigiana – continua Fraccaro è tra i territori più dinamici della Regione, con una forte vocazione manifatturiera e una marcata presenza di PMI, con spiccata propensione all’export. Proprio questo è un aspetto che gli associati guardano con apprensione, in particolar modo per il settore alimentari e bevande (trainato dal comparto del Prosecco). Metalmeccanica e macchinari (il cuore industriale) conta oltre 15.500 addetti: c’è bisogno, su questo fronte, di un potenziamento della forza lavoro, ma al contempo di certezze sui prezzi fissi che le aziende devono sostenere».

I DATI IN ITALIA

Nel complesso, il settore industriale prevede oltre 131mila entrate nel mese e 400mila nel trimestre, di cui una parte significativa nel manifatturiero (81mila nel mese e 253mila nel trimestre), che esprime le maggiori opportunità nei comparti della meccanica ed elettronica (18mila nel mese e 56mila nel trimestre), dell’alimentare (14mila nel mese e 56mila nel trimestre), della metallurgia (14mila nel mese e 43mila nel trimestre) e del tessile-abbigliamento (9 mila nel mese e 24mila nel trimestre). Per quanto riguarda le costruzioni, le imprese programmano 50mila ingressi nel mese e 148mila nel trimestre. Il settore primario programma oltre 45mila entrate a maggio, in crescita di oltre 3mila unità rispetto a maggio 2025, e 129mila nel trimestre, pari a quasi 5mila unità in più rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Queste sono principalmente concentrate nell’agricoltura: le imprese del comparto delle coltivazioni ad albero ne prevedono 19mila nel mese e 53mila nel trimestre, mentre quelle impegnate nelle coltivazioni di campo ne prevedono 14mila nel mese e 40 mila nel trimestre. Il comparto dei servizi connessi all’agricoltura, invece, programma 4mila nuovi ingressi a maggio e 11mila nel trimestre.

Dal punto di vista contrattuale, il mercato del lavoro continua a essere caratterizzato da una netta prevalenza dei rapporti a termine: i contratti a tempo determinato rappresentano il 63,5% delle entrate programmate, mentre quelli a tempo indeterminato si attestano al 15,5%. Le difficoltà di reperimento, sebbene in riduzione, restano elevate e riguardano il 42,9% delle posizioni offerte pari a circa 234mila posti. Le criticità risultano particolarmente accentuate in alcuni comparti industriali, tra cui le industrie del legno e del mobile (61,7%), la metallurgia (59,4%) e il tessile-abbigliamento (57,0%), oltre che nelle costruzioni (54,9%), dove la domanda di lavoro incontra maggiori ostacoli nel reperimento di profili idonei. Tra le professioni più difficili da reperire emergono in particolare gli operai specializzati (il 55,5% dei profili ricercati è di difficile reperimento), con punte che superano il 70% per meccanici, manutentori e fabbri ferrai. Criticità rilevanti si riscontrano anche per le professioni tecniche (difficili da reperire il 51,2%) e in particolare per tecnici della salute (65,9%), tecnici dei processi produttivi (62,5%) e figure tecniche in ambito ingegneristico (60,9%). Nel settore primario risultano di difficile reperimento il 36,1% delle posizioni aperte. A riscontrare le maggiori difficoltà nel settore sono le posizioni nella categoria dei dirigenti, professioni con elevata specializzazione e tecnici (66,9%), tra le quali spiccano quelle aperte per tecnici dei rapporti con i mercati (92,1%). Gli altri gruppi professionali tra i quali si riscontrano le maggiori difficoltà sono gli allevatori e operai specializzati della zootecnia (62,9% di difficile reperimento), il personale non qualificato addetto alle foreste, cura degli animali, pesca e caccia (56,2%), gli esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione (51,6%) e i conduttori di macchine agricole (51,3%). La quota della domanda rivolta a lavoratori immigrati è pari a 134mila entrate previste (24,6% del totale).

Dal punto di vista territoriale, le maggiori opportunità di lavoro si concentrano nel Sud e Isole, con oltre 180mila entrate nel mese, seguiti dal Nord Ovest (131mila) e dal Nord Est (125mila), mentre il Centro (107mila) si attesta su livelli più contenuti. La difficoltà di reperimento risulta diffusa su tutto il territorio nazionale, con intensità maggiore nelle aree a più alta concentrazione industriale del Nord Ovest (46,4%) e del Nord Est (45,7%).

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