Guerra in Iran, Marco Zecchinel a Focus: “Per le imprese il rischio è quello di tornare ai problemi del post guerra in Ucraina”
10 Mar 2026

Guerra in Iran, Marco Zecchinel a Focus: “Per le imprese il rischio è quello di tornare ai problemi del post guerra in Ucraina”

Il Consigliere di Confapi Treviso, ospite del direttore Luigi Bacialli su Rete Veneta, ha analizzato l’attuale situazione di conflitto riportando pubblicamente i timori delle imprese

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Il presidente di Confapi Treviso, Marco Zecchinel, ha parlato a Focus delle ripercussioni per le imprese derivanti dall’attuale guerra in Iran. La trasmissione, in diretta su Rete Veneta, è andata in onda mercoledì 4 marzo. Il primo tassello è stato il contesto su cui insiste questa attuale fase di tensione.

«Siamo in una fase di preoccupazione – ha detto il Marco Zecchinel – che si è aggiunta, da un punto di vista imprenditoriale, a quelle già avute dopo il Covid. La classifica dei Paesi produttori di petrolio vede gli Stati Uniti in testa con la produzione di 15milioni di barili al giorno. Al secondo posto c’è l’Arabia Saudita e al terzo la Russia, principale fornitore della Cina. Se guardiamo ai Paesi con le maggiori riserve di greggio disponibile accertate abbiamo in testa il Venezuela, al secondo posto Arabia Saudita e poi l’Iran. Con un sillogismo e una battuta verrebbe da dire che gli americani tentano di ristabilire la democrazia e fortunatamente trovano sempre petrolio».

Nell’analisi si è poi entrati nel tema relativo all‘impatto del conflitto.

«Questa situazione – continua in studio il Consigliere di Confapi Trevisopotrebbe esser definita come la “crisi di Hormuz”, perchè dal post guerra in Ucraina il secondo fornitore di Gnl (gas naturale liquido) italiano è il Qatar, che purtroppo si trova dall’altra parte dello stretto. Avevamo appena ristabilito la normalità del traffico commerciale su Suez e ora, per i bombardamenti, ci troviamo l’interruzione della produzione del gas proprio da parte del Qatar. Il gas naturale liquido, nel mix energetico italiano, riveste un ruolo importantissimo perchè quasi il 40% della produzione dell’energia elettrica italiana deriva da qui. Avevamo un prezzo, venerdì scorso, di 36euro megawattora, ieri a 56 e ora si è stabilizzata a 48. Siamo ancora lontani dai livelli della crisi del 2022, quando l’Europa (che aveva scommesso dal Gnl) si trovò a non acquistare più il gas russo: eravamo a 343 euro megawattora. Cosa significa questo? Che la principale materia prima di qualsiasi produzione resta l’energia elettrica, di cui già l’Italia è in una situazione di svantaggio rispetto agli altri competitor dati gli alti costi attuali».

Infine una nota di rammarico: «Il sistema delle imprese – aggiunge Marco Zecchinellentamente aveva ristabilito un allineamento tra la dinamica salariale e l’inflazione presente. Questo nuovo pericolo di una situazione di crisi sul lungo periodo rischia di rimettere le lancette dell’orologio all’indietro. La speranza è quella di non trovarci nella situazione che abbiamo già vissuto qualche anno fa».

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